NON CHIAMATELA "FESTA"!

La Giornata Internazionale della Donna di ispira alle attività dei movimenti dei lavoratori agli inizi del XX secolo in Nord America e in Europa: il primo Woman’s Day è stato celebrato, infatti, nel 1909 negli Stati Uniti. Le Nazioni Unite, la cui Carta rappresenta il primo statuto internazionale che nel 1945 ha affermato il principio di uguaglianza tra i generi, hanno designato successivamente l’8 Marzo come Giornata Internazionale della Donna, riconoscendo il ruolo fondamentale che la figura femminile ha avuto nella società e nelle lunghe lotte per l'emancipazione.
Nel corso della storia molte di loro hanno contribuito al progresso dei diritti in diversi ambiti.
In campo civile, e in particolare nella lotta nel mondo del lavoro, spicca la figura di Sarah Chapman, operaia presso la fabbrica Bryant & May e una delle prime attiviste britanniche che ha guidato lo sciopero contro le condizioni disumane, i salari bassi e l’uso del fosforo bianco, causa della morte di numerose fiammiferaie. Grazie a lei e al supporto dell'attivista Annie Besant migliorarono le condizioni salariali e nacque l’Unione delle Donne Fiammiferaie, il più grande sindacato femminile dell'epoca.
Un ruolo fondamentale venne svolto anche dalle suffragette britanniche, tra cui emersero in particolare le figure di Emmeline Pankhurst, Emily Davison e Millicent Fawcett, movimento famoso per la sua lotta per l’estensione del diritto di voto alle donne, che, nonostante le difficoltà, fu conquistato nel 1928.
Anche nello sport alcune donne hanno sfidato i pregiudizi di genere: nel 1973 la tennista Billie Jean King vinse la storica “Battaglia dei sessi” contro Bobby Riggs, dimostrando il valore delle atlete. A continuare la battaglia contro gli stereotipi di genere oggi c’è, ad esempio Susie Wolff, ex pilota automobilistica, con la sua F1 Academy, che mira alla presenza femminile nel motorsport e, in generale, alla lotta contro i pregiudizi sulle abilità e capacità delle donne nello sport.
Nel campo scientifico, Rosalind Franklin, biochimica britannica, contribuì alla scoperta della struttura del DNA, ma il suo lavoro fu a lungo sottovalutato e attribuito a tre scienziati uomini, che successivamente vinsero il Premio Nobel. Un chiaro esempio di come le donne venissero a volte private dei loro meriti o delle loro potenzialità per favorire i successi degli uomini.
La lotta contro la disparità di genere viene portata avanti anche nell’ambito dell’educazione scolastica. Malala Yousafzai, attivista pakistana, sin da bambina non ha avuto paura di denunciare le violenze dei talebani pakistani contro i diritti delle donne e dell’istruzione, ricevendo il Premio Nobel per la Pace.
Oggi ricordare l’8 marzo significa anche riconoscere tutte queste storie. Molte donne che hanno lottato per i diritti e la libertà sono state a lungo ignorate o private del merito dei loro successi. È quindi responsabilità del presente e del futuro continuare a raccontare queste vicende e dare voce a chi ha contribuito al cambiamento. Negli ultimi decenni il mondo ha iniziato a dare sempre più luce alla figura della donna e soprattutto a ricordare coloro che si sono battute per ottenere diritti, possibilità e libertà di scelta. Tuttavia, la strada verso una piena uguaglianza non è ancora conclusa. In molti paesi del mondo le donne continuano a essere poco rappresentate nell’ambiente politico, a guadagnare salari più bassi rispetto agli uomini e ad avere difficoltà ad accedere all’istruzione. Ne sono esempio Paesi come l’Afghanistan, dove l’istruzione rimane un diritto negato per milioni di donne, o Paesi come l’Africa e l’Asia meridionale, dove continuano a esistere il dramma delle “spose bambine”.
Per questo motivo è fondamentale ricordare e commemorare questa giornata. Molte donne del passato hanno lottato con coraggio, sono state spesso ignorate o private dei loro successi ed è nostro compito tenere a mente queste figure forti e determinate, senza le quali nessuna di noi potrebbe avere i privilegi e i diritti ai quali aspiravano per loro e per il futuro del genere femminile nella società. È necessario dare loro la voce, l'attenzione e l'uguaglianza che hanno sempre voluto ma mai ottenuto.
Lo dobbiamo a loro, a noi ma soprattutto alle generazioni future.
(scritto da Martina Maroni, Zoe Marsili, Aurora Anna Pepe, Nicole Romani - Redazione Blog)
