NEL SEGNO DELLA LEGALITÀ: IL RICORDO DI PAOLO BORSELLINO A 34 ANNI DALLA STRAGE DI VIA D’AMELIO

Il 23 maggio 1992 in Sicilia ha luogo una strage che cambierà per sempre il volto dell’Italia: nel tratto di autostrada tra Capaci e Palermo un attentato uccide Giovanni Falcone, magistrato che aveva istituito il maxiprocesso contro Cosa Nostra nel 1987, sua moglie Francesca Morvillo e tre dei suoi uomini di scorta.
Cinquantasette giorni dopo, il 19 luglio, un’altra terribile strage: alle 16.58 un'autobomba parcheggiata davanti al civico 19 di via Mariano D'Amelio, a Palermo, provoca la morte di Paolo Borsellino, anche lui magistrato del Pool antimafia, e degli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
La giornata odierna, quindi, rappresenta un’occasione importante per ricordare e commemorare i giudici Borsellino e Falcone, insieme a tutte le vittime della mafia, e per trasmettere alle nuove generazioni il valore della legalità e delle istituzioni.
Si pensa che il fenomeno della criminalità organizzata sia nato intorno alla seconda metà del 1800 nel sud dell’Italia. Da allora ha acquisito un potere tale da instaurare, seppur mantenendosi segreta, una sorta di dittatura economica in alcuni territori, volta a ricercare unicamente gli interessi di coloro che sono a capo dei clan mafiosi. Principalmente le armi che utilizza la mafia sono due: la paura, che spinge le vittime a sottomettersi ad essa e a non denunciarla, e la violenza spietata, che ha portato, oltre a diverse stragi, anche a spietati omicidi.
La mafia è un fenomeno purtroppo ancora presente e che ci riguarda da vicino molto più di quanto ci aspetteremmo: la lotta contro di essa è lunga e aspra e proprio per questo è importante la sensibilizzazione su questo tema. In una celebre frase Paolo Borsellino disse: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”. La mafia è in grado di nascondersi e mascherarsi molto bene così da colpire i suoi obiettivi quasi sempre con successo. Il primo passo per annientarla è il nostro no! Il secondo passo è la denuncia. Denunciare non è una semplice formalità, bensì l'atto di coraggio con cui decidiamo di non essere complici del silenzio.
Questa giornata, dunque, sebbene sia una ricorrenza in memoria di tragici eventi, spinge ognuno di noi a riflettere non solo sul mondo che ci circonda, ma anche sulla nostra responsabilità individuale e sul nostro impegno per un domani migliore, costruito nel segno della legalità e del rispetto delle Istituzioni. Il nostro intento è sempre quello di guardare al futuro con fiducia, nella speranza che le cose possano cambiare e che anche le lotte più dure si possano vincere.
(scritto da Diletta Travaglini - Redazione Blog)
